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21.37 - 02/04/2005

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Saranno parole che si dicono, saranno cose che si fanno. Non sarò l'unico ma solo una voce di un coro sconfinato. Banale? Uguale a tanti? Sicuramente, può essere. Celebro la morte di un uomo e non di un'istituzione, un uomo che ha rappresentato a modo suo come l'uomo potrebbe essere, come l'allegria e la gioia si possano unire alla sofferenza, come l'umana debolezza si possa affrontare credendo sempre in qualcosa, qualunque essa sia. Non da credente ma da uomo che vede cadere un grande uomo mi unisco al lutto del mondo. Una tappa di storia che nostro malgrado ci troviamo a vivere. Saluto Papa Giovanni Paolo II, atteso o no che fosse scuote. E chi non avesse parole, chi non sapesse come dirlo, chi non sa come esprimere le sensazioni che lo attraversano, credente o no, fedele o no, lo scriva, scriva solo il suo nome, scriva solo un "ciao" per salutare qualcuno che va, qualcuno che ha modo suo, come ognuno di noi a proprio modo, ci è stato vicino, come amico, come conduttore, come uomo. Non un triste addio ma un ciao, come lo si dice ad un amico, come lo si dice a qualcuno che si può esser sentito affine, per qualunque cosa. Una macchia nera in questa pagina, un ricordo in noi e nella storia. Ciao.