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Giovedì 14 Aprile 2005 12:00 |
 Una volta il mio mondo girava a 33 giri, talvolta a 45. Poche per la verità. Una volta il mio mondo non era un suono pulito ma conservava sempre un fruscio in sottofondo. Un fruscio che lo rendeva così reale. Così dolce. Quel fruscio potevano essere onde del mare o pioggia su un tetto, quel fruscio non era un fastidio ma un compagno al quale ti abituavi e del quale non potevi fare più a meno. Potevi togliere tutta la polvere che volevi dal disco, potevi pulire quante volte volevi la testina. Nulla. Un fruscio costante. E poi i graffi, li ricordi i graffi? Quando ti arrabbiavi perché urtavi il braccio e segnavi quel disco, proprio quello che amavi così tanto. Ti segnava la canzone che segnava la tua vita, una cicatrice su una cicatrice. Quando decidevi di fermare il piatto con una mano, quando la musica la potevi accarezzare oltre che ascoltare, quando non avevi più di sei o sette canzoni per lato e il repeat te lo potevi scordare. Quando di un artista conoscevi poco il B-Side. Quando mettevi su un 33 dopo un 45 e ti dimenticavi di girare l'apposita manopola e le vocine che ne uscivano erano fonte di risate. Quando dimenticavi, quando lo facevi apposta. Quando non cercavi un posto che ricostruisse uno stadio ma la tua camera era la tua personale arena di un concerto personale. Quando per ascoltare una canzone portavi gli amici a casa tua e con le carta delle caramelle Rossana coprivi una lampada per avere una luce rossa. Quegli anni. Li ricordi? Come se fosse ieri. Qui, alle 4 di mattina fra note di vecchie canzoni che parlano di te, che parlano di lei, che parlano del tempo che si è perso con i tuoi vecchi LP. Tutti a prender polvere ora. Quando il disco lo potevi copiare solo su una cassetta che era troppo corta da 46 minuti e troppo lunga da 60. Quando gli spazi vuoti non sapevi mai come riempirli e andavi di fantasia, quando facevi duemila calcoli perché il silenzio durasse il meno possibile, quando ad una compilation aggiungevi qualcosa in più per 3 minuti e 12 secondi che avanzavano. 33 giri, quanto mi mancate. Quanto mi mancano alcuni pezzi della vita e quanto mi rendo conto che ciò che è stato è meglio che resti a prendere la polvere con i miei 33 perché ascoltarli ora sarebbe un gesto nostalgico che non saprei apprezzare come immagino. Se morissi domani sarei felice perché ho ascoltato quei 33 giri, sarei felice perché la vita quello che volevo me lo ha dato o quasi, mi ha dato abbastanza, credo. Sarei felice perché il mio spirito potrebbe volare libero oltre ogni barriera. Mi porterebbe lontano in un paradiso di vinile. E viaggerei per il mondo a 33 giri, talvolta a 45. Poche per la verità. Chiudi gli occhi mondo, sogna tu che puoi... sogna tu che non vivi queste notti insonni con me. 33 giri e 33 battiti, il cuore che mi si ferma in gola. Li ricordi? I miei sono qui che girano questa notte, girano con me insieme ad una lacrima che scende per un concerto che non sentirò più, per una chitarra in giro di Do che suona una musica che tutti conosciamo, per il sogno di luci su un palco che si spengono e tutti a casa con un'emozione nel cuore e una vita davanti con un 33 che ci aspetta, con la sua pelle nera incisa a oro, con il suo fruscio-sussurro che parla a noi, di noi, con noi, per noi di quello che noi meglio crediamo sia vero. Un 33 giri senza ghost track, senza segreti, onesto e sincero, senza pretese, senza ambizioni di una perfezione che non esiste più. Un 33 giri che non si presta mai perché è troppo delicato, un ricordo dal quale non ci si vuole separare perché costa troppo farlo. Ognuno personalizzato dai suoi graffi, dalle nostre cicatrici. " Mamma che fai? Non si spegne così!!! Mamma il braccio lo devi alzare!!! Mamma mi rovini il disco!!!"... Dormi mondo, dormi e fai i miei sogni, vorrei sognare con te ma è pericoloso, rischio di non svegliarmi più, sogna anche per me e fammi sognare a 33 giri, talvolta a 45. Poche per la verità. {moscomment} |
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Martedì 12 Aprile 2005 13:52 |
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Nel momento più difficile, nell'opera più difficile, mondo preparati. Sto per fare una magia. Sono già all'opera. Vedrete la tristezza trasformarsi in rabbia, l'amore in odio, la depressione in nuova energia. Vedrete sparire emozioni grandi e riapparire complentamente diverse, vedrete cosa può fare un semplice uomo e quanto velocemente può farlo. A voi gli errori, a voi gli sbagli, per oggi non me ne frega più niente, per oggi io sono io e questa è la mia vita. Non serve per oggi amare, non serve per oggi esser buoni, serve odiare! Sei pronto mondo? Perché adesso non te ne perdono nessuna, nessuna veramente. Hai finito di farmi male, hai capito? Cosa credi? Sono più forte di te, parecchio più forte, indistruttibile, da te. Rabbia. Tanta rabbia. Perché? Ma cosa te ne frega mondo? Hai voluto fare i tuoi giochi? Ora tocca a me. Ora dormirò di nuovo il sonno dei giusti, quelli che scelgono la cosa giusta, lasciarti affondare. Colpe? No, non hai colpe, hai fatto le tue scelte per quello che pensi sia il tuo bene. Bravo. Ora tocca a me e avrò la mia rivincita mondo, su di te. Duro. Cattivo. Come non lo sono da troppo tempo, ora lascio il dolore urlare, uscire fuori, svanire. Ne sono capace. Lo feci tempo fa, ricordi? Vinsi su di te in modo schiacciante. Ci hai provato di nuovo, hai vinto la tua piccola insulsa battaglia, bravo. Io vinco la guerra mondo. Uno contro tutto. Cattivo. Questa è la mia magia, trasformerò tutto e dominerò su di te, l'ultimo sorriso sarà il mio, gli occhi che brilleranno saranno i miei, me li hai spenti con i tuoi inganni, ora la mia luce torna a brillare, più forte che mai. Eccoti la mia ultima magia mondo. Vuoi vederla? E' già qui! {moscomment} |
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Mercoledì 06 Aprile 2005 17:24 |
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Buffo. Sono buffo. Mi faccio male da solo. Sarebbe facile evitarlo, sarebbe facile quasi quanto è difficile. Avrei voluto scrivere tutt'altro oggi ma è destino che non sia così. Scrivo sempre le stesse cose, lamento il dolore come un malato terminale. C'è la cura ma dentro la rifiuto. Ce n'è un'altra... ma costa troppo cara. E poi c'è l'ultima cura... e mi chiedo se arriverà. E' come uno di quei quadri bellissimi che sono proprietà di un collezionista, è lui a decidere se mostrarlo o meno, io posso solo sperare di vederlo. E allora attendo. Con le notti che mi camminano insonni accanto e con la paura di domani. Dio, domani non è mai stato così lontano e non è mai stato così vicino. Paura. L'uomo che non ammette di aver paura non è sincero. Tutti abbiamo paura di qualcosa, io forse ho paura della cosa più sciocca, delle mie emozioni. Quelle emozioni che... che sono pioggia che batte, reggae, dancing, cento squilli, jazz. Alla fine, come al solito, sono debole di fronte agli eventi. Come pesa. Come pesa l'anima. Come pesa ascoltarla. C'è chi non lo fa, beato chi ci riesce. Si, lo dico, a volte lo penso, ma so bene che non potrò mai vivere senza ascoltarla, senza amare anche i miei dolori. Profondamente. Qualcuno dice che per questo sono malato, ma le parole che qualcuno di voi ha avuto la pazienza di leggere nascono quasi sempre dall'emozione estrema. Amore o sofferenza. E' più le parole toccano, più sono belle e forti più sono legate ad un'emozione altrettanto intensa. E qual'è quella che più forte di tutte le emozioni? Il dolore. Inutile star qui a discutere. E' lui. Il dolore. E' quello che ti si radica dentro, nel profondo, con tutti i suoi artigli. Ti graffia, si fa sentire, non ti fa dormire, non ti fa mangiare. Ecco. Lui mi regala tutte le mie parole. Sono quelle che vi graffiano di più, quelle in cui vi rispecchiate. Non c'è molto altro da dire. Non piango, non mi dispero, non mi uccido. Nulla di tutto questo serve. Mi siedo e pazientemente attendo una delle cure. La cura. Qualunque essa sia. In silenzio. {moscomment} |
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Martedì 05 Aprile 2005 10:03 |
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Qui fra i meridiani del cuore, perso nei fusi orari dei sentimenti senza capire quando è l'ora d'amare nell'indecisione, convinto sempre di poterci riuscire, qui mi pento e continuo a camminare perché in fondo altro non so fare.. Qui io continuo a sperare, cammino su strade non ancora asfaltate e sento il dolore dei sassi sotto i piedi... dolore vecchio e dolore nuovo, talvolta l'anestetica bellezza di terra bagnata fra le dita come a curare le involute ed involontarie sofferenze... non c'è un lupo nel bosco come mi raccontavano da bambino ma ci trovo me stesso come ero, come sono, quello che sono... pochi passi ancora e schizzi di fango sui jeans, pericolosi ricordi che affiorano, come boe in un mare agitato, visibili da lontano, sempre sulla cresta dell'onda del pensiero... eccole le paure a minare e ledere ciò che provo, si presentano come venditori sull'uscio di casa, inattese, cercano di vendermi le loro mercanzie fatte di incertezze... convincenti... sono attraenti... ma inutili. Resisto. Un amico nell'ora tarda si fa avanti. Confesso. Serio. Stupido. Come ero, come sono, quello che sono... Parlare? Non adesso, non adesso. Ora è il tempo di pensare, ora è il tempo di vibranti note di musica soul suonata dall'anima ma anche un jazz andrebbe bene... ho sbagliato? Ma la vita non è fatta soprattutto di questo? di errori? Vieni, ti mostro la mia collezione, sono puntati su una bacheca di sughero con lunghi aghi, come le farfalle, aghi che li mantengono vivi, per non dimenticare. Ho visto un po' di guerre, inondazioni, terremoti ed eruzioni, ho attraversato stragi di innocenti, eccidi senza senso, la morte di due papi e tanto dolore nel mondo per ritrovarmi sempre qui, spettatore della storia con poche certezze nel cuore: sono nato, morirò e nel mezzo ho una vita. Così. Poteva andarmi meglio, certo, ma anche molto peggio... invece è così, la volevo un pò più soul ma anche jazz va bene, intanto vedo come ero, come sono, quello che sono... Sicurezze? Sempre le stesse, ma sono jazz no? E allora improvviso e va bene così, finché va... suonate con me? vi va? altrimenti come sempre suonerò il mio sax alla luna in assolo, va bene anche da solo, certo un gruppo è un altra cosa ma le stridenti note di un ottone sanno urlare bene alla luna. Ci vorrebbe una voce calda ora ma è a mille chilometri di distanza e io sono qui, in mezzo ad un bosco, solo, come ero, come sono, quello che sono... Suono. Ora convinto ad abbandonare, ora no. Tre e trenta del mattino. Luna. Freddo, nell'aria e nel cuore. Non va bene, no. Vento. Suono di foglie. Il bosco mi parla e mi racconta come ero, come sono, quello che sono... Un cane abbaia. È ora di tornare, ho maturato una convinzione e l'ho persa, tutto in poche ore, ma in fondo sono fatto così, alla fine cerco sempre di lottare e non arrendermi di fronte alle incertezze ed alle paure. Credo che il prossimo spillone sarà per me, conficcato dritto dentro al cuore, per tenermi vivo. Potrei evitarlo ma non voglio, non sarebbe giusto. Tre e trenta del mattino: ora ho deciso il mio immediato destino e il mio possibile supplizio. Era inevitabile, mi conosco per come ero, come sono, quello che sono... come sarò. Eccolo, un altro demone intrappolato. Quanti ne ho. Voglio musica soul adesso... ma anche un jazz va bene.
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Giovedì 31 Marzo 2005 18:26 |
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Reggae neozelandese. Mi sono reso conto che qualunque cosa scriva, nel bene o nel male a qualcuno piace. Bene. E' quello che ho sempre cercato, coinvolgere le persone nelle mie emozioni. Il resto? Chi se ne frega! Amare, certo, amare lei, questo conta tantissimo. Trasmettere a lei le mie emozioni, questo conta ancora di più. Poi? Poi c'è la pioggia che batte sui vetri dell'auto spenta e la musica reggae neozelandese che riempie gli spazi vuoti. B-Side. Altra musica. Non mi sarei aspettato fosse così, erede futura della Jamaica? Chissà. Ad un passo da casa non trovo il coraggio di rientrare, non voglio abbandonare quella magia che mi avvolge. Dieci di sera. Ricordi di veloci baci uno dietro l'altro appoggiati ad una saracinesca, rimblazi d'acqua sui polpacci sotto una pioggia battente. Una buona scusa, non andiamo più via. Ricordi. La giacca in pelle odora di bagnato, la giacca in pelle è sempre fredda quando resta per troppo tempo abbandonata su una panchina, ma dentro di me c'è tutt'altro calore. Ricordi. Un'emozione si trasmette? Forse, ci provo, qualunque cosa scrivo so che qualcuno la coglierà. Mi perdo in pensieri che non hanno inizio nè fine.. All'apice dei sogni.. e sto bene così, vivo.. e dove i sogni e le speranze più ardite finiscono nasce lei, lei la musica, lei la poesia, lei che amo, ogni mia fantasia.. Musica reggae e pioggia sul vetro dell'auto.. Un simposio per la mia mente che segue pensieri che parlano di te.. Casa ad un passo.. Ma sto bene qui.. Sogno... Amo te, la più grande delle mie emozioni.. un senso, forse l'ultimo, alla mia vita.. Fine. |
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