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Racconti Brevi
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Sabato 30 Aprile 2005 11:17 |
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Questo è un racconto lungo ma abbiate pazienza di leggerlo, ne vale la pena. A parer mio. E voglio un vostro parere. Sull'idea e sul contenuto, commentatelo, è un ordine ;) Ne fate parte anche voi tutti, amici miei. Amore mio. Quello che ho dentro, non uno in particolare. :) Buona lettura.
P.S.: per leggerlo tutto dovete cliccare sul link "Leggi tutto" al termine della prima parte se siete nella pagina iniziale del sito :)
Sono di fronte a me. Enormi. Le osservo stupito. Maestose. Con tutta la mia forza spingo, spalanco le porte del tempio della mia mente. Sorpresi dalla luce che vi entra gli invitati si voltano verso di me. I primi che noto sono i miei fedeli amici, i Ricordi. Sono con me da una vita, non potevano mancare oggi. Lungo la navata centrale vedo tutti gli ospiti che ne fanno da muri paralleli ai due lati. Cerco con gli occhi Coraggio, lo vedo seduto accanto alle forti sorelle Scelte. Mi fa star bene vederlo, lui c'è sempre stato nei momenti difficili. Inizio la lunga camminata, un passo dopo l'altro, di fronte a me, dietro l'altare, severo mi fissa Destino. Sarà lui a celebrare questo assurdo matrimonio. Un po' in disparte noto Felicità, piange. Non l'avevo mai vista così. C'è pure Gioia, lei che si è sempre fatta attendere stavolta è giunta prima di me, lei che è così raro vederla, oggi c'è, lei non l'aspettavo. Noia guarda distratta, da che è rimasta senza il suo compagno, Interesse, non presta più attenzione a nulla, nulla più la sorprende. Destino sorride, no, è un ghigno. La mia sposa ancora non si vede. Nella moltitudine vedo Morte e sussulto. Indossa un vestito nero e un panno del medesimo colore discende dal capo a coprirle gli occhi, lei non guarda in faccia nessuno e delle poche persone che l'hanno vista in volto ancor meno sono quelli che possono raccontare di lei. Sensuale e perfida. Io sono uno di loro. Io l'ho corteggiata più di una volta. Io l'ho amata. Io non ho paura di lei, della sua freddezza, nel suo gelido abbraccio sono stato bene, per lei stavo per abbandonare tutto, soprattutto la mia compagna di allora, Vita. Un flash. Cerco Vita con gli occhi. Eccola. Triste anche lei, voleva che mi trovassi una moglie migliore di quella che mi accingo a sposare. Sotto sotto, anche se mi pugnalava ogni giorno, Vita mi voleva bene. Perché litigammo? Non lo ricordo più. Confuso. I miei passi echeggiano nell'affollata chiesa, nel silenzio generale interrotto solo da qualche colpo di tosse sembrano tamburi. Tump. Tump. Tump. Il grande Dolore veglia affinché tutto vada bene, pronto a sedare ogni tumulto. C'era davvero bisogno di lui? Anche oggi? Lui così forte, lui che c'è sempre in fondo, non va mai via. Guardo Destino negli occhi. Mi osserva. Ci studiamo a vicenda in cerca di un segno. Lui deciderà oggi della mia vita. Lui proclamerà le parole fatidiche che cambieranno la mia esistenza. Di nuovo gli invitati si girano, distolgono gli occhi da me e si voltano indietro. Di scatto mi giro anche io.
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Leggi tutto... [LA CERIMONIA]
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Racconti Brevi
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Venerdì 22 Aprile 2005 11:23 |
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Gian
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Racconti Brevi
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Martedì 25 Gennaio 2005 11:45 |
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Cento squilli, ripetuti, veloci. Cento squilli per cento battiti di cuore. Cento squilli che separano una vita da un'altra. Cento squilli. Un anello di una catena che si rompe lasciando cadere il peso delle paure, delle angoscie. Cento squilli per cento anelli, un solo fine, una linea che cade lentamente, come un velo a coprire le speranze, i ricordi di un vicino lontano passato. Un altro capello che cade.
Il ragazzo rimase steso sul letto ad ascoltare quella interminabile serie di suoni alla cornetta di un telefono che sarebbe restato muto, rimase immobile, attese con la speranza fra le mani che scivolava via come sabbia al vento... Una lacrima... Un'altra... Il peso dell'agoniata verità, l'indipendenza del destino che sfugge a tutti i desideri e a tutte le regole. Cuore stuprato dalla realtà, solo la fredda, cruda realtà. Come goccie di una pioggia di primavera, leggere, lacrime caddero, una dopo l'altra... Lui guardò il soffitto e lasciò correre i pensieri che come cavalli selvaggi calpestarono le pianure della memoria... Cosa?... Dillo tempo... Cosa ho sbagliato? I secondi correvano accompagnati dal battito di un cuore che avrebbe voluto fermarsi... Ma il tempo non si ferma... Il cuore non si fermò... Un altro delirio, solo un altro delirio. Il ragazzo ormai sapeva che non restava altro che la resa ad una battaglia persa da sempre. Puoi arrenderti a tutto, forse, ma all'amore? Puoi arrenderti alla passione che sovrasta ogni altro pensiero, puoi arrenderti al desiderio che annulla ogni altro istinto, puoi arrenderti ad un'emozione che annulla ed allo stesso tempo conserva ed amplia ogni dolore? Il ragazzo non poteva, quel ragazzo che era ormai uomo, memore di un tempo in cui sognava un'età ormai raggiunta ed ora non poteva contemplare altro che la disfatta di tutti i suoi sogni... Non sapeva cosa fosse a fargli più male, se la perdita di lei o le sue speranze infrante, se aver perso l'amore o aver fallito nella sua vita. Si girò nel letto, consapevole che il sonno non sarebbe arrivato, non solo quella notte ma per lungo tempo. Si inumidì il cuscino, di speranze e sogni, di fantasie e memoria... Cento squilli soltanto come un eco nella testa, cento squilli a raccontare lei che aveva attaccato il telefono andando via con la sua vita, per un nuovo futuro... e sperò che fosse felice, l'ultima speranza... |
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Racconti Brevi
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Giovedì 13 Gennaio 2005 10:00 |
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Le uniche luci della stanza erano quella della luna e quella di un lampione lontano, la inondavano dalla parete a vetri, un riverbero blu ondeggiava ora qui ora la, eco del display dello stereo, sotto il solo suono udibile, Dancing di Elisa. Come un mare i miei pensieri. Il fumo della sigaretta si muoveva sinuoso come una ballerina, danzava per l'unico spettatore insonne di quella notte. Pensieri. Tristezza. Era da tanto che non sentivo così forti vicino a me le mie amiche, solitudine e malinconia. Troppo tempo, davvero troppo. Lasciai che ogni immagine del mio passato con la sua nostalgia mi invadesse, lasciai che ogni istante filmato dalla mia memoria scorresse e, come in uno spot, delicata la voce di Elisa lo accompagnava in sottofondo. Fuori non faceva poi così freddo per essere novembre e nella mia anima c'era comunque troppo calore perché congelassi con i vetri delle auto, perché la brina si posasse sopra di me come sull'erba. Tutto era pace e tutto era tempesta. Pensai a tutto quello che avevo passato nella vita. Siamo quello che siamo stati, quello che abbiamo vissuto, tutto ciò che ora stringo fra le mani è solo questo, quello che sono, il tempo ha portato via tutto il resto... Mi ha lasciato amari ricordi che vagano qua e la, che entrano e che escono dal mio essere, che vibrano forti e poi scivolano sulla mia pelle come acqua... Ecco cosa provai, una calda doccia di emozioni... Stavo cadendo, mi spinsi ancora più giù, fino in fondo, lo toccai, lo carezzai... Volevo due braccia che mi stringessero, volevo le mie braccia intorno al corpo di qualcuno da amare... Triste? Paranoico? No... Mi piaceva... La malinconia che mi attanagliava stretta al mio cuore come un'edera ad un tronco mi piaceva... Mi sentivo cadere, sentimenti confusi danzavano con me... Blu... Quella notte era blu... Blu come la divisa che indossavo mentre guardavo fuori aspettando uno squillo di telefono che speravo non arrivasse mai... Fuori c'era la vita, c'erano tante vite, persone che un giorno avrei incontrato, nuove amicizie, nuovi amori... Vecchi amici e vecchi amori... Il mondo si muoveva ed io potevo osservarlo stando fermo in un punto lontano, distaccato, con occhi di chi vede soltanto senza poter agire in alcun modo... Sopra di me altre 4 persone dormivano, io ero con i loro sogni, con le loro speranze, con i loro desideri, io vivevo anche per loro, sconosciuti amici compagni di ventura... In quel momento avrei voluto bere, un bicchiere di whiskey in mano per annebbiare e sfumare i contorni netti delle sensazioni, per mischiarle come acquarelli per creare nuovi colori della mia anima, per avere qualcosa con cui stemperare quella vita troppo spessa e condensata... Avrei voluto più tempo, vorrei più tempo, per degustare tutto ciò da cui normalmente si cerca di fuggire, vorrei avere il tempo e la possibilità di deprimermi e cadere per poi provare il gusto della risalita, per stancare i miei sorrisi... Tempo... "and I put my arms around you..." si Elisa, si... anche io vorrei chiudere le mie braccia e cingere qualcuno... anche a me il tempo ha preso la mia mente... Vorrei qualcuno con cui parlare in pace, con cui dividere tutto questo... Un dolore che mi da gioia, da quando ho imparato ad amarlo come amo la felicità... Voglio qualcuno con cui poter esser triste senza che cerchi per forza di farmi ridere... Qualcuno che capisca... Le onde blu sui muri vanno scemando, si attenuano... La musica lascia il posto al ricordo di se stessa, poggio una mano sul vetro freddo, dall'altra parte nessuno a scaldarla... Vorrei attraversare con lo sguardo quello specchio e trovare il viso amico di chi vivrà con me questa avventura che è la vita... Ma sono solo, come quando sono nato, come quando morirò... Una lacrima, finalmente, un'espressione di me stesso... Ti penso amore... chiunque tu sia, chiunque tu sarai, ora e sempre, sempre e mai....... |
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Racconti Brevi
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Venerdì 10 Dicembre 2004 14:18 |
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